Un nome difficile
Mi chiamo Ottaviano. Un nome che non
mi calza bene affatto. Troppo esagerato per uno come me, che sono timido e
basso, piuttosto brutto, come mio fratello, che è proprio brutto. Mancava solo
che mio padre avesse aggiunto Augusto al mio nome, per essere andato a buttarmi
direttamente nel cesso. Per fortuna non lo fece e così, solo mi rinchiusi in me
per anni, lasciando andare via tutta quella adolescenza orribile, che mi aveva
toccato vivere insieme a quegli idioti del quartiere che si facevano gioco del
mio nome. Come odiavo quando tutta quella ciurma veniva davanti al balcone di
casa mia ad urlare il mio nome all’unisono, finché non mi affacciavo:
Ottaviano! Ero sempre rosso in faccia. Una cosa, però, gliela devo a mio padre.
Non ho mai avuto vergogna di altro. Almeno questo mi è servito per trovare
lavoro in Banca.
Mio padre era uno appassionato della
storia di Roma. Solo passione, niente di più. Cioè, di Roma, non sapeva nulla.
In realtà, non sapeva niente di niente, ma niente davvero, figuratevi se di storia
sapeva qualcosa! Nemmeno come scriverla sapeva. Né storia né nessun’altra
parola. Lui era solito raddoppiare tutto. Pensava che la scrittura non fosse
che l’atto erudito di raddoppiare in continuazione. Per fortuna, a me andò
bene. Azzeccò le doppie col mio nome. Non fu invece così con mio fratello.
All’anagrafe, mio padre non ascoltava ragione. Si doveva fare come diceva lui.
E finché non ebbero elogiato la sua altissima ignoranza, iscrivendo mio
fratello con una lettera in più, non fu possibile per nessuno tornare a casa.
Luccio. Come il pesce. Tutto sarebbe andato comunque bene per mio fratello, se
non fosse stato proprio un luccio il protagonista dello stemma della nostra
città. Che infanzia la nostra! Eppure continua ad essere il periodo migliore della
nostra vita.
Oggi, mio fratello vive in Messico. Lì sono finite finalmente le
battute contro di lui. Anzi, l’ultima volta che abbiamo parlato al telefono, mi
ha detto che il suo nome gli dava un tocco esotico, che era diventato proprio
una carta da giocare. Che aveva trovato l’amore! Come cambia tutto col solo
cambiare la cultura... Io invece, continuo a vivere nella mia città, sempre in
stretta amicizia con la solitudine. Ho cambiato nome più volte. Sono stato
Luca, Daniele e poi Michele, finché non ho deciso di tornare al nome romano, in
memoria di mio padre, che ci ha lasciato finalmente. Quindi sono passato da
Flavio, Antonio e Marco, ma neanche mi sono trovato bene. Poi ho rischiato di
più e mi sono divertito ad essere Gaio, Pompeo, addirittura Plinio e persino
Aurelio Cesare. Alla fine, sono tornato al mio nome di nascita. Perché? Forse
per abitudine. Chissà!
Mofred
Muy buen... Yo también tengo 5 nombres y el que mas ne piaceil nome di MARI, como me llamaba mi padre y mus hermanos y dopo il mio marito. Muchos bsss
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